Debito dei mercati emergenti: chi ben comincia...

Dopo un difficile 2018 per il debito dei mercati emergenti, che ha riportato un rendimento complessivo negativo, il 2019 si è aperto in grande stile. Nel caso dei titoli di Stato dei mercati emergenti, le perdite del 2018 sono state completamente annullate già entro gennaio 2019 e da allora la maggior parte delle asset class del debito di questi mercati ha confermato oppure incrementato i guadagni. Dunque, cosa ci attende in futuro?

Il principale motore di questo miglioramento nella fiducia è stata la svolta improvvisa di politica monetaria degli Stati Uniti. Dopo quattro rialzi dei tassi di interesse nel 2018, ci si aspettava che un simile trend proseguisse anche nel 2019, nel solco del processo di normalizzazione della politica monetaria nel paese. Invece, all’inizio dell’anno la Federal Reserve ha improvvisamente cambiato rotta, indirizzandosi verso un approccio più accomodante, con il mercato che ha prontamente escluso ulteriori rialzi dei tassi USA per tutto il 2019. Ciò implica un contesto globale assai più favorevole sul fronte della liquidità, mentre si riducono le pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari statunitensi e sul dollaro. A loro volta, tali dinamiche allentano le pressioni sui mercati emergenti a innalzare i tassi di interesse locali. Anzi, dato che l’inflazione è bassa, alcuni mercati emergenti potrebbero essere presto in grado di tagliarli.

Sebbene non sia stata ancora annunciata un’intesa importante, crediamo che le probabilità di escalation verso una vera e propria guerra commerciale siano piuttosto basse.

L’altro grande ostacolo che hanno dovuto affrontare i mercati emergenti, soprattutto nel secondo semestre del 2018, è stata l’escalation delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti. Anche qui, la situazione è decisamente migliorata. A dicembre le due parti hanno concordato una tregua e hanno poi avviato i colloqui per giungere a un accordo commerciale più sostenibile. Sebbene non sia stata ancora annunciata un’intesa importante, crediamo che le probabilità di escalation verso una vera e propria guerra commerciale siano piuttosto basse. Affinché ciò accada, gli Stati Uniti dovrebbero estendere i dazi alle esportazioni cinesi nel campo dell’informatica e delle tecnologie della comunicazione (ICT). Una mossa di questo tipo sarebbe però assai più dannosa per il settore tecnologico americano, che comprende società come Apple, il cui CEO ha messo in guardia sui possibili effetti di una simile decisione “che potrebbe diventare una tassa a carico del consumatore americano”.

In termini di crescita, si può vedere nel grafico sotto come il differenziale di crescita economica tra i mercati emergenti e quelli sviluppati sia diminuito dopo la crisi finanziaria. In realtà più come riflesso di un rallentamento della crescita nella maggior parte delle principali economie emergenti, tra cui Cina, Brasile e Russia, a fronte di un’economia americana relativamente robusta. Tuttavia, se le aspettative di consensus si riveleranno corrette (più per un rallentamento della crescita negli Stati Uniti che per un’accelerazione nei mercati emergenti), il premio per la crescita nei mercati emergenti si ripresenterà. A parità delle altre condizioni, ciò dovrebbe comportare una maggiore propensione a spostare i capitali dai mercati sviluppati verso quelli emergenti. Inoltre, come illustrato qui di seguito, la nostra ricerca mostra che in passato i periodi in cui i differenziali di crescita aumentavano a favore dei mercati emergenti sono stati in genere positivi per le loro valute.

Le valute dei mercati emergenti in genere riflettono il differenziale di crescita tra mercati emergenti e mercati sviluppati

Le valute dei mercati emergenti in genere riflettono il differenziale di crescita tra mercati emergenti e mercati sviluppati

Fonte: FMI, Bloomberg, unicamente a scopo di esempio. Non è possibile formulare ipotesi sul rendimento futuro, dicembre 2018.

Riepilogando: anche dopo il recente rimbalzo, continuiamo a essere relativamente ottimisti sulle prospettive del debito dei mercati emergenti per il resto dell’anno. Questo riflette grandi miglioramenti riguardo a due dei principali ostacoli dello scorso anno, ovvero la liquidità legata alla politica monetaria globale e i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti. A favore del debito dei mercati emergenti occorre considerare anche il differenziale di crescita in miglioramento, che dovrebbe incrementare sia gli afflussi di capitale verso quei mercati, sia le loro valute. Insieme ad altri driver positivi insiti nel debito dei mercati emergenti, come il vantaggio della diversificazione e tassi di insolvenza tradizionalmente bassi, crediamo che ci siano le potenzialità per continuare a registrare l’andamento positivo di inizio 2019.


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