Mercati emergenti: investimento a lungo termine

Devan Kaloo, Global Head of Equities, Aberdeen Asset Management

È stato un inizio d’anno strano (ma in ultima analisi positivo) per i mercati emergenti. Agli investitori non sono mancate le notizie da metabolizzare, dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina alle numerose tornate elettorali nel mondo. Le domande sono: cosa prevediamo per il resto del 2019? E quali saranno le implicazioni per gli investitori?

Riteniamo che i temi predominanti continueranno a essere quattro: commercio, settore tecnologico, politica e tassi d’interesse.

Iniziando dal commercio, la disputa fra Stati Uniti e Cina ha attraversato vicende alterne, e raggiungere un accordo si sta rivelando un’impresa ardua. All’inizio, il Presidente Trump aveva annunciato dazi del 10% su oltre 300 miliardi di dollari di merci cinesi, con efficacia a partire dal 1º settembre. Questo dopo avere concordato una “tregua” in occasione del vertice G20 di giugno. Per tutta risposta, la Cina ha lasciato che la propria valuta si svalutasse al livello più basso degli ultimi 11 anni. In agosto, ha inoltre risposto con nuovi dazi sulle importazioni dagli Stati Uniti per un ammontare di 75 miliardi di dollari. La notizia ha fatto tremare i mercati.

Le due parti riusciranno a trovare un compromesso? Come molti commentatori hanno osservato, raggiungere un accordo sarebbe nell’interesse di entrambe le parti. Il fallimento dei negoziati creerebbe evidenti pressioni economiche e di mercato – ma in gioco ci sono forze contrastanti e una risoluzione non sarà semplice. Negli Stati Uniti, i politici di entrambi gli schieramenti concordano sul fatto che è giunto il momento che gli USA si facciano rispettare dalla Cina. Dal lato cinese, per contro, il Partito comunista non ha intenzione di perdere la faccia in nessun negoziato, specialmente nel 70º anniversario della Repubblica Popolare Cinese. L’inasprimento dei toni ha quindi reso ancor più difficile raggiungere un accordo.

Nonostante le difficoltà, continuiamo a ritenere che le pressioni economiche costringeranno Stati Uniti e Cina a scendere a qualche sorta di compromesso.

Continuiamo a ritenere che le pressioni economiche costringeranno Stati Uniti e Cina a scendere a qualche sorta di compromesso. Ciò detto, è improbabile che le ostilità cessino completamente, e i rapporti rimarranno tesi. Secondo la nostra opinione, il braccio di ferro commerciale è un sintomo, e non la causa, delle tensioni USA-Cina. Al centro del conflitto c’è una rivalità strategica per il posizionamento globale, ragion per cui il confronto potrebbe protrarsi a lungo. In qualità di investitori, dobbiamo tenere conto delle implicazioni a lungo termine di questo deterioramento dei rapporti. Ciò significa che dobbiamo considerare cosa accadrà alle catene di fornitura, ai flussi di capitali e, in ultima istanza, alla redditività delle aziende sottostanti.

Tuttavia, qualche oasi felice c’è. Mentre le ostilità proseguono, ci aspettiamo che qualcuno beneficerà della situazione, come è successo in Corea del Sud, Taiwan e Vietnam ad aziende che hanno assistito a un incremento delle vendite per effetto dello spostamento degli ordini dalla Cina. Sebbene la guerra commerciale produca effetti negativi ovunque, potrebbe essere comunque possibile individuare una o due società e Paesi che ne stanno traendo vantaggio.

Settore tecnologico

Il secondo problema è la guerra tecnologica. Anche questa si inserisce nella più ampia rivalità strategica fra Stati Uniti e Cina ed è stata scatenata dal divieto imposto da Trump all’utilizzo da parte delle società statunitensi di dispositivi prodotti da Huawei. Si teme che il divieto possa innescare un effetto a catena sul lancio della tecnologia 5G che, a sua volta, si ripercuoterebbe sull’intero settore tecnologico. La Cina ha dichiarato che, come contromossa, potrebbe limitare le esportazioni. Molte società statunitensi che vendono prodotti alla Cina, o dipendono dalla sua tecnologia e dalle esportazioni di terre rare, subirebbero contraccolpi se il conflitto tecnologico dovesse inasprirsi ulteriormente. Di nuovo, il nostro ruolo è comprendere in che modo tale contrasto influisce sulla catena di fornitura nel suo complesso. Ciò implica identificare le società che potrebbero subentrare e raccogliere il testimone delle vendite di Huawei.

Una virata accomodante

Ci sono segnali positivi nei mercati emergenti, in particolare per quanto riguarda la politica monetaria. Il 31 luglio la Federal Reserve statunitense (Fed) ha tagliato i tassi di interesse. Potrebbero seguire ulteriori riduzioni. Tassi d’interesse statunitensi più bassi si traducono in un dollaro più debole, che dovrebbe favorire i ME, eliminando le pressioni che inducono le banche centrali a proteggere le proprie valute. In questo modo, le banche centrali possono invece considerare un taglio dei propri tassi per dare impulso alle economie nazionali. Di recente, Russia, Sud Africa, Brasile e Turchia hanno tutte rivisto al ribasso i tassi d’interesse. Dato il contesto attuale, prevediamo ulteriori interventi da parte delle banche centrali dei mercati emergenti. Questo significa che le società potranno investire a costi inferiori e i consumatori saranno incentivati all’acquisto, alimentando così la crescita economica.

La continuità politica conta

Infine, diamo uno sguardo alla politica. Alla fine dello scorso anno c’era una certa preoccupazione per la tornata elettorale nei mercati emergenti, con seggi aperti in Brasile, Sud Africa, India, Tailandia e Indonesia. I risultati, tuttavia, hanno decretato la vittoria o la riconferma di candidati sostenitori delle riforme politiche. In Brasile, questo ha finalmente permesso al governo di ottenere l’approvazione del Congresso su una riforma pensionistica di enorme importanza. Secondo Rogerio Marinho, Segretario per la sicurezza sociale e il lavoro del Governo, la riforma potrebbe far risparmiare al Paese circa 240 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Questo migliorerebbe le condizioni operative delle aziende brasiliane. La proposta è ora al vaglio del Senato.

In Sud Africa abbiamo assistito a una continuità di governo, con gli elettori che non hanno ceduto ai candidati più populisti. Questo dovrebbe significare che il Paese andrà avanti con le riforme. I governi di India, Tailandia e Indonesia sono sempre più impegnati a sostenere la crescita economica. In India, il governo sta vagliando rigorose riforme fiscali per offrire alla banca centrale del Paese lo spazio di manovra necessario per tagliare i tassi.

Cosa significa tutto ciò per gli investitori? I fondamentali delle società sono buoni e, in alcuni casi, i migliori che abbiamo visto da parecchio tempo. I bilanci e i flussi di cassa sono migliorati, mentre l’indebitamento netto ha registrato un sensibile calo in termini generali. Riteniamo di avere raggiunto il fondo riguardo alle revisioni degli utili. Al contempo, le valutazioni appaiono convenienti rispetto alla media a 10 anni e agli Stati Uniti, che sono dispendiosi. Interessante è notare che le società stanno sempre più utilizzando la liquidità in eccesso per distribuire dividendi. Prevediamo che queste distribuzioni aumenteranno nel corso del tempo.

Considerazioni finali...

Rimaniamo relativamente ottimisti sui mercati emergenti. Vero è che i prossimi cinque anni vedranno ulteriori fasi di volatilità, soprattutto a causa del proseguimento della guerra commerciale. Tuttavia, le società appaiono più in forma rispetto agli anni passati e le valutazioni sono favorevoli. Cosa importante, le banche centrali hanno iniziato ad allentare la politica monetaria, dando ossigeno all’economia. In altre parole, i mercati emergenti continuano a essere un terreno di caccia fertile per la selezione dei titoli bottom-up.

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