O Trumpinho: c’è poco da entusiasmarsi per le imminenti elezioni in Brasile

Le elezioni del 7 ottobre in Brasile avverranno in uno scenario di diffusa corruzione del sistema politico e di profondo declino economico. Entrambi questi fattori hanno diviso e frustrato l’elettorato brasiliano come non mai.

Non ci sorprende dunque l’ascesa del populismo nella più grande democrazia dell’America Latina. Le elezioni presidenziali brasiliane adottano un sistema a due turni. Al ballottaggio possono partecipare solamente i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze al primo turno. Probabilmente saranno il populista di estrema destra Jair Bolsonaro, conosciuto a livello locale come “O Trumpinho”, e Fernando Haddad, il candidato del partito dei Lavoratori di sinistra, oggi in disgrazia.

Il secondo turno sarà combattuto. Bolsonaro è il candidato con il più alto tasso di rifiuto ed è estremamente impopolare tra molti gruppi di minoranza. E non dimentichiamoci che il 52% della popolazione è femminile e che Bolsonaro ha passato tutta la sua carriera a offendere le donne. Haddad rappresenta, invece, il partito dei Lavoratori che ha dominato la politica brasiliana per molto tempo e la cui credibilità è caduta in pezzi di fronte alle indagini sulla corruzione condotte ad ampio raggio negli ultimi anni.

Prevarrà il meno peggio

Al ballottaggio delle elezioni presidenziali brasiliane gli elettori notoriamente esprimono il proprio voto sulla base di chi non vogliono come presidente, anziché il contrario. Applicando questa logica, probabilmente voteranno contro Haddad poiché rappresenta lo status quo, mentre preferiranno la promessa di un cambiamento radicale offerta da Bolsonaro.

Tra i due candidati, Bolsonaro è certamente il più gradito al mercato. E non tanto per le sue competenze politiche (ha ammesso apertamente di saperne poco di economia), ma in quanto non è Haddad. Per gli investitori, sia esteri che locali, a fare la differenza tra i due candidati sono due temi: la riforma pensionistica e le privatizzazioni.

La riforma delle pensioni è assolutamente fondamentale per la salute fiscale del Brasile. La necessità di porre un limite alla spesa dipende dal fatto che il Paese può permettersi sempre meno il costo delle pensioni. Tale costo sta crescendo in modo esponenziale e, se non verrà ridotto, il prossimo Presidente praticamente resterà senza un soldo. Eppure, Haddad ha promesso di annullare le riforme introdotte dall’attuale presidente Temer. Una mossa poco saggia.

Haddad si è anche impegnato a eliminare il programma di privatizzazioni avviato sempre dal Presidente Temer. Altra mossa poco saggia. Il Brasile ha un debito enorme e la privatizzazione dei beni dello stato è il modo più semplice per evitare che il governo debba accollarsi questo debito.

La riforma pensionistica è vitale, tanto che il candidato che avrà la meglio sarà probabilmente costretto a fare qualcosa in merito. Ma a questo punto sembra chiaro che Bolsonaro, più che Haddad, sembra intenzionato a portare avanti la riforma pensionistica e le privatizzazioni.

Gli investitori esteri e locali non hanno investimenti consistenti in Brasile alla vigilia del primo turno elettorale. Queste dinamiche si riflettono nelle negoziazioni di contratti future, che sono in costante calo.

Un rally temporaneo ?

Se vincerà Bolsonaro, assisteremo a un’inversione di tendenza: un rally temporaneo degli asset brasiliani e il ritorno agli investimenti locali, moribondi dal 2012 circa. Non è molto diverso da quanto è accaduto con l’elezione del Presidente messicano, quando gli investitori si sono resi conto che il populista Andrés Manuel López Obrador non avrebbe avuto effetti così negativi sull’economia come temevano.

L’uomo chiave di Bolsonaro è Paulo Guedes. È un ex banchiere che sta aiutando Bolsonaro a capire un po’ l’economia, ed è la mente dietro ai piani di privatizzazione e alla riforma delle pensioni. Se Guedes agirà velocemente, allora il premio per il rischio sugli investimenti brasiliani inizierà a diminuire.

Ma non sarà facile. Nessun candidato avrà comunque un mandato forte e Bolsonaro dovrà contrattare parecchio per ottenere il supporto necessario al Congresso e agire rapidamente sul fronte della riforma pensionistica. Il suo compito sarà reso ancora più arduo dal fatto che oggi è probabilmente più difficile che in passato corrompere gli altri politici.

Se Guedes non riuscirà nel suo intento e si dimetterà, ed è una possibilità se consideriamo che non condivide la maggior parte dell’ideologia politica del suo datore di lavoro, allora vedremo veramente venire alla luce l’identità populista di Bolsonaro. Senza un chiaro piano economico ricadrà verosimilmente sulle sue idee profondamente conservatrici dal punto di vista sociale. Sarebbe allora un altro momento infelice in un periodo particolarmente infausto. Per quanto riguarda l’avvio delle riforme in Brasile, si tratta dunque più di una speranza che di un’aspettativa.

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