Cosa vuol dire Brexit per gli investitori

Come investitori, possiamo metterci nell’ottica di gestire i rischi e le opportunità che emergeranno dalla Brexit in due modi. Il primo consiste nell’ignorarla, concentrandoci piuttosto sui fattori di lungo termine che influiscono sui rendimenti. Il secondo, nel negoziare in modo vigoroso sul mercato nel tentativo di anticiparne eventuali conseguenze.

La Brexit ha condizionato e condizionerà l’economia, la valuta e i mercati del Regno Unito. È importante però riconoscere che le relazioni del Regno Unito con l’UE non sono l’unico fattore d’interesse del momento, come alcuni giornalisti e politici sembrano voler sottolineare. Ci sono altre e più gravi preoccupazioni che gravano sugli investitori: una recessione negli Stati Uniti, il tracollo dell’Eurozona e la crisi del debito in Cina potrebbero pesare seriamente sull’economia globale e quindi sulle società con sede nel Regno Unito. D’altra parte, le opportunità derivanti dagli sviluppi tecnologici, come l’intelligenza artificiale, il machine learning, la robotica e i veicoli a guida autonoma potrebbero avere un effetto dirompente. Inoltre, il mercato azionario britannico comprende molte società con business model che non risentiranno in modo particolare dell’esito della Brexit. Alcuni dei principali attori dell’indice FTSE 100 sono società minerarie ed energetiche globali che hanno pochissima operatività nel Regno Unito.

La Brexit ha condizionato e condizionerà l’economia, la valuta e i mercati del Regno Unito.

Attenzione alla sterlina

Se un investitore è preoccupato per il potenziale impatto della Brexit sul portafoglio, è necessario mettersi nelle vesti di un analista del mercato dei cambi. Le società dell’indice FTSE 100 traggono circa due terzi dei ricavi da attività esterne al Regno Unito, mentre quelle nell’indice FTSE 250 traggono circa il 50% dei ricavi. Una sterlina più debole rispetto al dollaro e all’euro, in genere, rappresenta un fattore positivo per gli utili delle grandi aziende, poiché i loro ricavi aumentano di valore quando vengono riconvertiti in sterline. Questo vale in particolare per alcuni settori come quello sanitario (dove l’esposizione ai ricavi esteri è superiore all’85%), quello industriale (circa l’80%), quello dell’energia e delle materie prime (circa il 70%). Altri settori, come servizi di pubblica utilità e finanziari, invece, hanno un'esposizione assai inferiore (circa il 30%).

Non è mai facile prevedere le oscillazioni delle valute, poiché vanno presi in considerazione numerosi fattori economici, politici, monetari e comportamentali. Ciononostante, in questo momento gli investitori sono concordi su un aspetto. Se l’esito della Brexit verrà considerato “negativo”, allora la sterlina perderà terreno rispetto al dollaro e all’euro. Tuttavia, l’indebolimento della sterlina farà salire le stime degli utili societari per molte aziende e, paradossalmente, alcuni segmenti del mercato azionario britannico potrebbero guadagnarne. Per questo vale la pena esaminare le operazioni che prevedono l’acquisto di titoli del FTSE 100 piuttosto che del FTSE 250, o quelle sul segmento dell’energia rispetto ai servizi di pubblica utilità.

Naturalmente vale il ragionamento contrario nel caso in cui l’esito dei negoziati sulla Brexit venga considerato come un “buon accordo” rispetto alle aspettative del mercato. In questo senso, la sterlina dovrebbe salire poiché rientrerebbero le incertezze politiche e gli investitori esteri sarebbero più interessati ad acquistare, per esempio, immobili britannici. Dunque le società più piccole e più concentrate sul mercato locale nel Regno Unito ne trarrebbero vantaggio rispetto alle grandi realtà con una presenza globale.

Questa analisi valutaria va vista nel contesto. Nonostante le notizie sulla Brexit riempiano le pagine dei giornali, la sterlina di fatto è stabile da inizio anno rispetto a un paniere di valute dei suoi principali partner commerciali. La moneta ha iniziato l’anno a quota 1,35 rispetto al dollaro e in questo momento è a 1,30, e si è mossa, in questo periodo, in un ampio range tra 1,27 e 1,43. Abbiamo già rilevato gli effetti di tali ampie oscillazioni sui prezzi all’importazione e dunque sull’inflazione complessiva e sulla spesa al consumo. La flessione della sterlina sull’onda del voto della Brexit ha reso le importazioni più costose, facendo salire l’inflazione sul livello massimo in sei anni del 3,1% verso la fine del 2017. Dunque qual è la posizione degli investitori rispetto alla sterlina? Sembra che la maggior parte di essi abbia una posizione negativa, ma non in modo estremo. Come ha dichiarato recentemente un intermediario finanziario: “i mercati sono riluttanti a seguire il flusso continuo di notizie sulla Brexit”.

La Brexit non è tutto

La sterlina non è certo l’unico fattore che potrebbe influire sul mercato azionario britannico nei prossimi mesi. Non vanno ignorati, per esempio, i tradizionali fattori che gli investitori prendono in considerazione, come il dividend yield nel Regno Unito rispetto a molte economie globali simili. Le società britanniche in questo momento offrono il dividend yield più alto tra tutti i principali mercati nazionali e regionali. Pertanto sarà fondamentale la capacità delle aziende britanniche di coprire tali dividendi; ciò significa che le imposte e la regolamentazione saranno altrettanto importanti. Inoltre, l’andamento del dollaro USA e la politica in Cina o in Medio Oriente hanno notevoli implicazioni per il prezzo del petrolio e di altre materie prime, un settore di rilievo sul mercato britannico. Il settore tecnologico, infine, ha un peso inferiore sulla componente azionaria di questo mercato rispetto per esempio all’Asia o agli Stati Uniti, e dunque guadagnerà o perderà a seconda delle fortune di tale settore.

Le oscillazioni del mercato dipenderanno molto, come sempre, dalle aspettative. I mercati saliranno o scenderanno nella misura in cui l’accordo sulla Brexit verrà percepito come “buono” o “cattivo” relativamente a tali aspettative. I mercati finanziari guardano al futuro cercando costantemente di valutare l’esito possibile in un’ampia gamma di scenari. Dunque, in che modo la sterlina, il mercato azionario e quello obbligazionario performeranno tra oggi e la fine di marzo 2019 dipenderà in parte dal fatto che le notizie si possano diffondere gradualmente sui mercati nell'arco di diverse settimane o, al contrario, irrompano provocando uno shock improvviso, diciamo a ridosso di marzo. Per i prossimi mesi ipotizziamo un range ampio, tra 1,10 e 1,50, per il rapporto tra sterlina e dollaro; oltre ai due estremi del range, tuttavia, è altrettanto importante la rapidità dell’oscillazione nonché la velocità con la quale inciderà su altri fattori, come la fiducia.

Nel complesso, ci aspettiamo che il sentiment degli investitori salirà e scenderà nei prossimi sette mesi in linea con il flusso di notizie, con le previsioni e con gli annunci sull’andamento dei negoziati. È importante riconoscere che, anche se si troverà un accordo entro il prossimo marzo 2019, questa data non rappresenta la fine del processo. Che ci sia un periodo di transizione oppure si torni alle regole del WTO, persisterà comunque l’incertezza sui dettagli delle future relazioni e sugli sviluppi di politica interna.

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